Oggi, 24 marzo, è il giorno della verità. Mentre leggete queste righe, milioni di italiani stanno facendo la loro parte. Altri, purtroppo, restano a casa. Ma noi non possiamo permettercela. È l'ultima chiamata per dire basta a un sistema di potere che ha tenuto in ostaggio questo Paese per troppo tempo.
Siamo arrivati al dunque. Ieri e oggi, l'Italia è chiamata a esprimersi sui quesiti referendari che riguardano la giustizia. E quello che sta accadendo in queste ore è sotto gli occhi di tutti: da una parte, cittadini che si recano ai seggi con convinzione, spesso dopo aver fatto chilometri o aver atteso in coda sotto la pioggia. Dall'altra, il silenzio assordante dei media di regime, che fino a venerdì ci hanno riempito di "ma", "se" e "però", e oggi fingono che non stia succedendo nulla.
Ma succede eccome.
L'ultimo assalto della sinistra
Nelle ultime 48 ore abbiamo assistito all'ennesimo spettacolo indecoroso. Gli stessi che hanno sempre difeso l'indifendibile – la magistratura politicizzata, le correnti, i pm che facevano politica con le intercettazioni – sono scesi in campo con il piglio di chi sa di stare perdendo.
Hanno provato di tutto:
La disinformazione: volantini falsi, fake news sui social, messaggi whatsapp che dicono "se voti Sì, vai in galera".
L'appello al "non votare": perché sanno benissimo che l'astensionismo è la loro unica ancora di salvezza per far fallire il quorum.
La paura: raccontando scenari apocalittici che non stanno né in cielo né in terra, come se separare le carriere di pm e giudici fosse un colpo di Stato.
Ma la verità è un'altra: loro hanno paura. Hanno paura perché per la prima volta il popolo può mettere un freno a un potere che non ha mai avuto controlli. Hanno paura perché se vince il Sì, la loro giustizia "ad personam" finisce. Hanno paura perché sanno che oggi, al seggio, c'è in gioco la loro egemonia culturale.
I dati che arrivano dai seggi
Le prime proiezioni parlano chiaro: l'affluenza sta tenendo, ma non è ancora sufficiente. In molte regioni del Nord, roccaforti del centrodestra, la partecipazione è stata massiccia. Al Sud, purtroppo, si registra ancora troppa disaffezione. Ed è lì che si gioca la partita.
Dobbiamo essere onesti: il rischio quorum è reale. La sinistra ha fatto un lavoro silenzioso ma efficace, raccontando che "tanto non cambia nulla", che "è una roba da tecnici", che "non capiamo cosa votiamo". Bugie. Bugie per tenervi a casa. Perché ogni italiano che oggi resta sul divano è un voto regalato alla casta.
Cosa succede se vince il Sì
Se il referendum passa, l'Italia cambia. Finalmente:
Pm e giudici non saranno più colleghi di corrente. Chi accusa non potrà trasformarsi in giudice.
Il CSM smette di essere un carrozzone spartito tra le correnti. Fine del mercato delle poltrone in toga.
Torniamo ad essere un Paese normale. Come Francia, Germania, Spagna: democrazie dove la giustizia non si confonde con la politica.
Se invece il referendum non passa, se il quorum non viene raggiunto, cosa succede? Succede che tutto resta com'è. Succede che la sinistra e le sue toghe continueranno a fare quello che hanno sempre fatto: governare senza essere state elette. Succede che la prossima volta che un imprenditore verrà rovinato da un'indagine-lampo, o che un politico verrà fatto fuori da un'inchiesta pilotata, nessuno potrà dire "non lo sapevamo".
La nostra responsabilità
Amici miei, in queste ore non c'è più spazio per le chiacchiere. I comizi sono finiti. I talk show sono finiti. Ora conta solo una cosa: il seggio.
Se state leggendo questo articolo e non avete ancora votato, alzatevi e andate. Portate con voi chiunque potete: il vicino che "non ha capito cosa si vota", il parente che "tanto è inutile", l'amico che "non sa se andare". Spiegategli in due parole: "Si vota per togliere il potere a chi non ce lo dovrebbe avere."
Se avete già votato, condividete questo articolo. Condividete le foto delle code ai seggi. Condividete la vostra scheda (senza mostrare il voto, per legge). Fate vedere che ci siete. Fate capire a chi è ancora indeciso che questo non è un voto qualunque.
La storia la scriviamo noi
Oggi non si vota per un partito. Non si vota per un uomo o una donna. Oggi si vota per un principio: la sovranità popolare.
La sinistra ha cercato in tutti i modi di trasformare questo referendum in una questione tecnica, noiosa, lontana dalla gente. Non glielo permettiamo. Perché la giustizia non è una faccenda da addetti ai lavori. È la cosa più vicina alla vita di ogni cittadino.
Tra poche ore sapremo se ce l'abbiamo fatta. Ma il risultato, adesso, è solo nelle nostre mani. Non lasciamo che decidano per noi. Non lasciamo che vinca chi ha sempre vinto perché nessuno ha mai avuto il coraggio di sfidarli.
Andate a votare. Adesso.