La "soldatessa digitale" che la Sinistra e Big Tech non volevano farvi vedere



 Il caso di Jessica Foster non è solo una storia di IA. È la metafora perfetta di quello che sta accadendo in America (e che presto arriverà qui): il boicottaggio sistematico di tutto ciò che sa di Patria, valori e identità.

Nelle ultime ore, il web è esploso per la rimozione di un profilo Instagram che, a quanto pare, dava troppo fastidio al “sistema”.

Stiamo parlando di Jessica Foster, la ragazza immaginaria creata con l’intelligenza artificiale che in soli quattro mesi aveva conquistato oltre un milione di follower. Il suo profilo era una bomba: una soldatessa americana, bionda, sorridente, ritratta accanto a Donald Trump, con i valori del patriottismo più autentico, della difesa dei confini e della tradizione.

E allora, dov’è il problema? Il problema è che funzionava troppo bene.

Il "pericolo" di una donna in divisa

Jessica non esisteva. Era frutto di un algoritmo. Ma i suoi post parlavano un linguaggio che milioni di americani (e, a ben vedere, anche molti italiani) capiscono: l’amore per la patria, il senso del dovere, il rifiuto di quel politicamente corretto che ormai soffoca ogni forma di espressione libera.

Il profilo, come riportato da Repubblica e altre testate internazionali, è stato rimosso lo scorso 19 marzo da Instagram. Motivo ufficiale? "Condotta inautentica".

Ma la verità è un’altra: Jessica Foster non è stata cancellata perché era falsa, ma perché era troppo vera.

Fino a ieri, i social network ci hanno inondato di account fake spinti da fondazioni "progressiste", di avatar gender fluid finanziati con fondi pubblici europei, di pagine che inneggiavano a ideologie contro natura. E quelli, guarda caso, sono sempre stati ben protetti dall’algoritmo. Ma una bella ragazza che fa il saluto militare accanto a Trump? Quella sì che era un "pericolo per la community".

La lezione per noi italiani

Noi, da questa parte dell’oceano, abbiamo il dovere di imparare la lezione. Quello che è successo a Jessica Foster è un campanello d’allarme per tutto il movimento conservatore.

La sinistra e i giganti della tecnologia hanno capito che il nostro consenso non si costruisce solo con i comizi o con i palchi. Si costruisce anche nella narrazione quotidiana, nelle immagini che girano sul web, nei simboli che diventano virali. Ecco perché ci censurano. Ecco perché cercano di spegnere qualsiasi voce che non si allinei al pensiero unico globalista.

Se censurano un algoritmo, figuriamoci cosa farebbero a un italiano qualunque che osasse dire "mi piace la mia patria" o "difendo i miei confini".

La risposta: non abbassiamo la testa

Il caso di Jessica Foster è virale proprio perché ha toccato il nervo scoperto del potere. Perché ha dimostrato che esiste una sete enorme di contenuti identitari, di immagini autentiche (anche se create dall’IA) che raccontano un’alternativa a questo mondo grigio, liquido e senza eroi.

La destra deve capire che la guerra culturale si vince anche così. Con la creatività, con la tecnologia, senza lasciarsi intimidire.

Mentre la sinistra piange su "ChatGPT che discrimina le minoranze", noi dovremmo usare questi strumenti per raccontare le nostre storie, i nostri eroi, i nostri valori. Anche se poi ci cancelleranno. Anche se ci daranno del "fake".

Perché quando cancellano una pagina con un milione di seguaci, in realtà non stanno cancellando un algoritmo: stanno ammettendo la loro più grande paura. La paura che la nostra idea di nazione torni a essere più forte della loro dittatura del pensiero.

E voi, avete seguito questa storia? Secondo voi è giusto censurare l’IA solo quando racconta certi valori? Scrivetelo nei commenti. Perché è solo confrontandoci, condividendo e facendo rumore che possiamo batterli.