"CHI NON SALTA MELONI È" – LA CASTA FESTEGGIA CON LA CANZONCINA. E NOI, COME AL SOLITO, CI RIMETTIAMO!


Il giorno dopo la sconfitta, mentre noi rodiamo il freno e cerchiamo di capire dove abbiamo sbagliato, loro festeggiano. E non si limitano a festeggiare tra loro, no. Lo fanno con una canzoncina. Quella che avete sentito tutti: “Chi non salta Meloni è”.

Ecco, se qualcuno ancora aveva dubbi su chi abbiamo difeso votando NO, oggi non dovrebbe averne più.


Il brindisi che fa male

Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il NO, si è presentato ieri a Un Giorno da Pecora su Rai Radio1 con uno spritz in mano. Ha brindato. Alla salute di Carlo Nordio .

Poi ha imbracciato la chitarra e ha intonato “O Biancofiore” . Una celebrazione. Una pacche sulle spalle tra compagni che hanno vinto la loro battaglia.

La gip di Bari Ilaria Casu, coordinatrice del Comitato “Giusto dire NO”, ha scelto invece un altro motivetto: “Bella ciao” .

E mentre loro cantavano, il procuratore Gratteri annunciava a giornalisti non esattamente amici: “Faremo i conti”.

Non è fantasia. Non è un’interpretazione. È quello che è successo.


Il sondaggio che fa incazzare ancora di più

Se pensate che la beffa finisca qui, guardate i numeri.

L’Istituto Noto per Porta a Porta ha fotografato l’umore degli italiani all’indomani del voto. E il quadro è questo :

  • Fratelli d’Italia perde lo 0,5% e scende al 29%

  • Il Pd sale al 22% (+0,5%)

  • Il M5S sale al 13% (+0,5%)

  • Il centrodestra complessivamente cala dello 0,2%

E la notizia più amara: secondo gli elettori del “campo largo”, Giuseppe Conte vincerebbe le primarie di coalizione con il 43% contro il 37% di Elly Schlein .

Nel 2018 quel signore era il nostro nemico giurato. Oggi si candida a guidare la sinistra. E sta vincendo.


I precari hanno fatto il resto

Ma c’è un’altra verità che nessuno vuole raccontare. E che fa ancora più male, perché è una sconfitta che potevamo evitare.

Il 54% di NO ha un odore preciso: quello del gesso, dei laboratori e della rabbia che cova nelle sale insegnanti .

Oltre il 60% degli under 35 ha votato NO . Non perché fossero d’accordo con la sinistra. Ma perché erano arrabbiati con noi.

Migliaia di docenti che hanno superato i concorsi PNRR sono rimasti a casa da tre anni. Hanno studiato, hanno passato selezioni durissime, e poi il sistema non li ha assorbiti. Le loro famiglie hanno aspettato. E alla fine hanno detto basta .

A Paola, in provincia di Cosenza, il ministro Valditara ha trovato sui social un fronte compatto: idonei dei concorsi, docenti di ruolo e personale scolastico che gli avevano promesso una cosa sola: “Porteremo tutti a votare NO” . E così è stato.

La sinistra non ha vinto da sola. Ha vinto anche con il nostro esercito di precari arrabbiati che non abbiamo saputo ascoltare.


Cosa hanno vinto, esattamente?

Hanno vinto il diritto di cantare “Bella ciao” in diretta radiofonica. Hanno vinto il diritto di brindare alla salute del ministro della Giustizia. Hanno vinto il diritto di dire “faremo i conti” con il sorriso sulle labbra.

Hanno vinto anche il diritto di continuare a fare quello che hanno sempre fatto:

  • Processi che durano otto anni. In Germania 500 giorni. Qui 1.185.

  • La borseggiatrice con 37 precedenti che esce dopo poche ore. Sempre.

  • L’imprenditore onesto che fa causa e paga più di avvocati che di tasse.

  • Lo scippatore che sparisce con un nome falso.

  • Il cittadino che difende la propria casa e finisce sotto indagine.

E noi? Noi restiamo qui. Con la rabbia in gola. E con la consapevolezza che, come al solito, abbiamo pagato noi il conto.


La lezione (se abbiamo il coraggio di ascoltarla)

Questa non è stata una sconfitta solo contro la sinistra. È stata una sconfitta contro la nostra stessa incapacità di ascoltare.

Il mondo della scuola ci ha mandato un segnale fortissimo. I precari del PNRR non sono comunisti. Sono gente che voleva lavorare. E noi li abbiamo persi.

I sondaggi dicono che il centrodestra perde terreno mentre la sinistra si compatta intorno a Conte . E mentre loro costruiscono, noi ci stiamo già dilaniando.

I magistrati festeggiano con la canzoncina. Noi? Noi litighiamo.


E adesso?

Adesso loro canteranno ancora. Berranno altri spritz. Si stringeranno la mano nei salotti romani.

Il PD salirà in cattedra per dirci che “la Costituzione ha vinto”. Bachelet continuerà a suonare la chitarra. Casu canterà “Bella ciao” finché qualcuno avrà voglia di ascoltarla.

Noi abbiamo una scelta: piangerci addosso, dire che è colpa del voto disgiunto, della disinformazione, dei poteri forti. E ricominciare a litigare tra noi.

Oppure aprire gli occhi.

Capire che il campo di battaglia non è più solo il seggio. È la testa della gente. È la scuola. È la capacità di ascoltare chi è arrabbiato e dargli una risposta, prima che sia la sinistra a raccoglierne i voti.

Perché se non lo facciamo noi, la prossima volta la canzoncina sarà ancora più forte.

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